L’organizzazione africana fatta da uomini e donne africane.
Fondata in Kenya nel 1957, AMREF è la principale organizzazione sanitaria privata, senza fini di lucro, presente in Africa orientale.
Composta per il 95% da africani, AMREF individua e gestisce i progetti dall’interno del continente, aiutata da una profonda conoscenza ed esperienza delle realtà e culture locali. “Il futuro dell’Africa è nero” è lo slogan di AMREF, che immagina e lavora per un futuro dell’Africa che può e deve cominciare in Africa.
In oltre 45 anni di attività, AMREF ha soccorso, vaccinato, curato e soprattutto istruito, milioni di persone.

www.amref.it


WATER IS LIFE
Miglioramento dell' approvvigionamento idrico in Uganda

Contesto

“La situazione umanitaria in Uganda è la peggiore esistente al mondo, peggiore perfino di quella irachena. L’interesse pressocché nullo della comunità internazionale verso il conflitto ugandese è un oltraggio morale”

Così il sottososegretario all’ONU per le questioni umanitarie e coordinatore emergenze, Jan Egeland ha descritto le condizioni della popolazione del Nord Uganda dopo quasi venti anni di conflitto.
Dalla fine degli anni 80, in effetti,  il territorio è teatro di violenti conflitti armati tra i ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) e le forze governative. A guidare i ribelli è il leader “mistico” Joseph Kony di etnia Acholi che raccoglie intorno a sé gli Olum (erba in lingua Acholi).

Iniziata la guerriglia subito dopo la salita al governo di Museveni per vendicare i torti e le atrocità subite dagli Acholi per mano dell’esercito governativo, le forze del LRA molto presto, da oppressi alla ricerca di riscatto, si sono trasformati in oppressori seminando terrore proprio tra gli Acholi.

Vittime privilegiate del LRA sono i bambini, i ragazzi e le ragazze tra i 6 e i 15 anni, rapiti, spesso portati in Sudan, addestrati e fatti combattere contro la loro stessa popolazione. Si calcola che in questi anni l’LRA abbia sequestrato e addestrato oltre 28 mila bambini e ragazzi, metà dei quali negli ultimi due anni, a testimonianza dell’aggravarsi della situazione. I recenti accordi siglati tra il governo ugandese e quello sudanese, che per anni ha sostenuto le truppe del LRA, sembrano aver aperto la fase finale del conflitto. Tuttavia, gli esperti che operano in loco spiegano che il quadro complessivo della guerra è più articolato di quel che appare ai media e che la fine della guerra potrebbe essere ancora lontana.

È ampiamente riconosciuto che la violenza perpetrata dai gruppi ribelli è la principale causa del fenomeno dell’allontanamento e trasferimento forzato della popolazione nei campi profughi. Gli Internally Displaced Persons (IDPs) sono “persone o gruppi di persone che sono state forzate o obbligate ad abbandonare le loro abitazioni, in particolare come risultato o al fine di evitare gli effetti di conflitti armati, situazioni di violenza generalizzata, violazione dei diritti umani o disastri naturali e che non hanno valicato un confine nazionale”. Il numero dei rifugiati interni (IDPs – Internally Displaced People) è più che raddoppiato passando da un totale di 650.000 persone nel Luglio del 2002 a un milione e 600.000 nel Giugno del 2004. I campi rifugiati sono frequente bersaglio di attacchi da parte del LRA, e a causa della persistente situazione di insicurezza sono poche le organizzazioni umanitarie che vi operano, nonostante siano evidenti le condizioni di congestionamento e sovraffollamento, la totale mancanza di infrastrutture e servizi basilari quali scuole, assistenza sanitaria e risorse idriche.

Analisi dei bisogni                            

Dal 1998 AMREF ha avviato a Gulu uno dei distretti del Nord Uganda maggiormente colpiti dalla guerra, una ricerca dettagliata per cercare di comprendere i bisogni della popolazione locale, e per individuare le priorità su cui intervenire. I risultati dell’analisi hanno evidenziato che uno dei problemi più urgenti è rappresentato dalla drammatica scarsità d’acqua.

Il progetto

Il progetto di AMREF nel Nord Uganda, al fine di garantire un maggiore e sicuro accesso alle fonti d’acqua permanenti, mira ad apportare significativi miglioramenti al benessere delle comunità più svantaggiate  e duramente colpite dal drammatico conflitto che insanguina il paese da oltre vent’anni.
Le risorse di acqua rappresentano il punto di partenza: non solo verranno utilizzate per garantire acqua sufficiente e sicura per uso domestico, ma anche per la produzione di cibo e la coltivazione di orti, per la promozione di progetti di salute, di servizi igienico-sanitari come latrine. Un’attenzione particolare verrà prestata anche alla prevenzione della malaria. La metodologia adottata per la realizzazione dell’intervento è di tipo partecipativo, questo per garantire la sostenibilità futura dell’intervento: tutto ciò che oggi è prerogativa dello staff di AMREF domani deve diventare  di competenza della popolazione con cui lavora.

Il progetto idrico di AMREF si sviluppa nei Distretti di Gulu, Kitgum e Pader, appartenenti alla Regione Acholi. Le attività principali del progetto sono:

  • La protezione di  sorgenti,
  • La riabilitazione di pozzi in disuso
  • La costruzione di nuovi pozzi

Oltre a garantire il miglioramento dell’accesso alI’acqua potabile, il progetto intende coinvolgere i membri delle comunità locali attraverso:

  • Programmi di educazione sanitaria e prevenzione delle principali malattie legate all’acqua,
  • Corsi sul controllo, la manutenzione e la gestione delle risorse idriche, sull’uso appropriato dell’acqua, sulla differenza tra uso domestico e uso animale

Ai corsi di AMREF partecipano molte autorità governative.
La collaborazione con le autorità locali è indispensabile e fondamentale. Ufficialmente molte delle funzioni che insegnamo dipendono dal governo. In molti casi le autorità locali, sotto il Ministero dell’Acqua, dovrebbero farsi carico della supervisione delle risorse d’acqua ma i funzionari che spesso incontriamo sul campo sono completamente digiuni di formazione e così, nel corso degli anni, AMREF è  diventato un punto di riferimento anche per loro.

Particolare attenzione sarà data alle donne.
L’obiettivo del progetto non è solo “dare acqua” ma migliorare le condizioni di vita della comunità.
 

L’accesso all’acqua permetterà alle donne di dedicare tante più ore alla cura dei loro figli ed ad attività di reddito, incrementando inoltre la percentuale di donne istruite. L’aumento del reddito, consentirà, in effetti, ai genitori di pagare le tasse scolastiche, mentre il miglioramento dell’accesso all’acqua consentirà alle bambine solitamente incaricate di ricercare l’acqua, di frequentare la scuola e partecipare con continuità alle attività didattiche.